3. Le cantine vinicole del '900

In questo capitolo affronteremo l’analisi delle cantine novecentesche sotto il profilo architettonico-compositivo, valuteremo come e in che modo gli aspetti funzionali sono stati proposti, affrontati e risolti nei modelli di studio. Naturalmente saranno anche evidenziate le iniziative enotecniche sotto l’aspetto tipologico che il secolo ha prodotto nel comparto produttivo.

Per quanto riguarda le componenti strutturali, in questo capitolo descriveremo soltanto quegli elementi che, secondo noi, hanno subito un importante evoluzione impiantistica e tecnologica. Per gli altri, rimandiamo il lettore al 2° capitolo.

3.1 Generalità sulle cantine moderne: i reparti vinicoli e i macchinari.

Cominciamo col riassumere quelle direttive e quelle prescrizioni che determinano le basi per l’insediamento di una cantina in una qualsiasi zona (per un accurato approfondimento, si veda il capitolo 2).

Nella scelta della zona dove ubicare la costruzione enotecnica, gli elementi principali che dovrebbero essere presi in considerazione riguardano l’insediamento rispetto l’area di propria produzione, ossia la posizione dei vigneti nei confronti della cantina, ed è importante valutare anche la posizione <<entro l’area stabilita dall’apposito Consorzio>> (Garoglio P.G., 1965, p. 182). La cantina quindi dovrebbe sempre trovarsi nel cuore della proprietà viticola.

L’accessibilità alla cantina, nonché alla viabilità e alle infrastrutture limitrofe, è uno dei requisiti importantissimi che influenza anche la disposizione della costruzione con l’intorno. Perciò essa deve trovare una adeguata soluzione.

Gli stabilimenti enologici e in generale le cantine, per la naturale fragilità del loro prodotto, non devono essere realizzati nelle vicinanze di stalle, concimaie, caseifici e in quelle zone industriali dove gli odori nauseabondi e gli inquinanti sono la norma, poiché il vino come è risaputo è un ottimo assorbente (Garoglio P.G., 1965, p. 182).

Per quanto riguarda l’esposizione, è vivamente consigliabile che la cantina di conservazione sia ubicata a nord della costruzione o del complesso enotecnico, soprattutto in quelle zone dove il clima è temperato, ma ciò diventa una necessità quando siamo in presenza di climi assai caldi (Garoglio P.G., 1965, pp. 182-183). Invece, per ciò che concerne il reparto di vinificazione e soprattutto di quei luoghi in cui si effettua la spremitura dell’uva è richiesta l’esposizione a sud. Vi è da notare, tuttavia, che le tecnologie applicate all’enotecnica nel corso soprattutto di questi ultimi cinquant’anni hanno subito una evoluzione delle prestazioni straordinaria e ciò, in un certo senso, ha di fatto permesso che l’impiantistica enotecnica si sostituisse alle antiche funzioni che svolgeva la tinaia. Di conseguenza ora non avrebbe più senso sostenere quelle giuste raccomandazioni di cui prima, anche se tali prestazioni comunque sono ancora validissime per la cantina d’invecchiamento e di conservazione perché, e fortunatamente, mentre i tini sono stati sostituiti dalle cisterne di acciaio inox, le botti a quanto pare sono più che necessarie ed insostituibili.

...continua.
Per leggere il documento intero registrati qui gratuitamente >
Se sei già registrato entra qui >