5. Le cantine vinicole francesi - Chateaux Du Bordeaux

presunta pianta di burdigalaFig. 1- Presunta pianta di Burdigala in epoca gallo-romana (in Dethier J., 1991, p. 140)

5.1 L'esperienza del Bordolese

Le radici viticole nella regione di Bordeaux risalgono alle origini del I° secolo d. C.

Le prime vigne, infatti, probabilmente importate dai romani, furono da questi ultimi anche inserite e avviate alla coltivazione.

Malgrado ciò i mercanti romani continuarono ad importare il proprio vino dalle terre italiche, per poi rivenderlo nei negozi di Burdigala (Bordeaux). Il commercio, però, obbligava i negotiatores vinearum a sostenere dei costi troppo elevati e che non potevano più essere tollerati. L’insostenibile situazione spinse allora i negotiatores ad allargare le loro proprietà nei dintorni di Burdigala così da crearsi i propri vigneti.

Uno dei motivi che mosse maggiormente la categoria nell’intraprendere tale strada fu dettata anche dai proficui e vantaggiosi introiti che dal commercio del proprio vino, esportandolo soprattutto in Inghilterra e nelle terre brettoni, si sarebbero potuti ricavare.

Dalla caduta dell’Impero Romano, ad opera delle popolazioni indoeuropee e celtiche, sino alla fine del primo millennio le fonti storiche-botaniche riguardanti i vigneti bordolesi sono purtroppo carenti e per alcuni aspetti inesistenti. Fra le poche notizie che ci giungono tuttavia pare che una particolare tipologia di vitigno, denominata biturica, fosse allora coltivata con grande intensità.

Occorre premettere che anche in quest’area, come in gran parte dell’Europa occidentale nel periodo medioevale, il clero e gli ordini monastici furono presenti ed esercitarono chi più chi meno una loro influenza. Si fece infatti sentire e toccò sia l’aspetto rurale, sia quello architettonico: i monaci, come è noto, contribuirono alla bonifica di immensi territori e di zone paludose, insegnarono la coltivazione della terra e della vite ai molti contadini, villici della campagna.

Furono tra i più illustri artefici dei precetti estetici-artistici-spirituali che stavano alla base dell’architettura basilicale e monastica da cui, appunto, derivarono le abbazie, i monasteri, ma anche le più antiche tenute rurali come le strutture di produzione cistercensi, ovvero le grange, le agenzie, i cellarium o cellier, ecc.

Per mantenere prosperi i vigneti della regione di Bordeaux, i monaci non lesinarono alcuno sforzo e perpetuarono con tutta la loro buona volontà il bene della comunità ma, malgrado ciò, le fatiche non furono ripagate poiché tutti i loro diritti fin qui acquisiti sulle terre decaddero prima che la ventata della nuova moda degli “châteaux”, e soprattutto il concetto che esso rappresentava, fosse introdotta: <<Infatti, le più antiche tenute, antenate degli châteaux d’oggi, sono state create dai borghesi di Bordeaux, i commercianti e i parlamentari, nel momento in cui la regione Bordolese appare come una grande terra da vigne ..>> (Roudié P., 1991, « Il concetto di château viticolo », in I castelli del Bordeaux. Vino, architettura e civiltà, Dethier J., I libri del Bargello, Firenze, Trainer International Editore, Milano, pp. 41-42).

Le prime importanti notizie sulla coltura della vigna e sulle loro lavorazioni cominciano a giungere copiose nel corso del XII°-XIII° secolo d. C.

L’influenza mediterranea fin qui aveva spadroneggiato, ma cominciava ad affievolirsi e giunse alla sua fine con l’arrivo di quella nord-europea e anglosassone.

L’avvento del Re d’Inghilterra Enrico II, Enrico Plantageneto e duca d’Aquitania (1), segnò per il bordolese la vera svolta nel settore vinicolo. Infatti, nel XIII° sec. i vigneti della regione fecero segnare una incredibile crescita e con essi anche il porto della città ebbe a diventare il luogo deputato e privilegiato per l’esportazione dei vini verso il mercato inglese, tanto che esso venne ufficialmente incoronato quale: <<(.), cellier d’Inghilterra nel Medioevo. In altri termini divenne la prima regione esportatrice di vino nel mondo medioevale>> (Pijassou R., 1991, p. 28).

Il vino bordolese nel periodo medievale non era certo un grande prodotto, anzi.

I testi medievali antichi riportano la denominazione “vinum clarum”, mentre gli inglesi, che del prodotto erano grandi compratori, lo chiamavano vino “claret”. Esso era ottenuto da uve bianche e rosse, pigiate insieme e poi versate nei tini in legno. Il risultato era, appunto, un vino chiaro che abbisognava d’essere consumato in tempi brevi, poiché le tecniche d’invecchiamento non erano ancora ben conosciute. Dunque il prodotto così ottenuto non poteva ancora fregiarsi del titolo di grande cru(2), tuttavia il percorso che stava seguendo era quello che lo avrebbe consegnato alla più illustre storia vinicola.

Le immense proprietà e tenute signorili nel frattempo avevano concesso ben poco al rinnovamento del settore e la stessa “struttura aziendale” non aveva di certo osato riformare il sistema rurale e produttivo fin qui adottato.

Nel XVI° secolo, invece, protagonisti di un primo risveglio furono i borghesi bordolesi, i quali cominciarono a gestire le loro proprietà terriere secondo una nuova pratica fondata sulla creazione dei bourdieux.

I bourdieux costituivano delle <<tenute viticole specializzate>> nelle quali le viti <<erano piantate in solchi o filari>> (Pijassou R., 1991, p. 28). La novità, vera, di questo nuovo corso è che ora la gestione della tenuta viene affidata ad una figura del tutto inedita chiamata “regisseur” (reggente, amministratore), comunque alle dipendenze del proprietario borghese, ma con il compito di seguire e amministrare direttamente la struttura aziendale: dalla piantumazione delle viti alla raccolta dei frutti.

L’economia bordolese ebbe un salto di qualità anche con l’arrivo dei tedeschi che, noti per la loro grande fama di finanzieri, misero a disposizione il proprio bagaglio di esperienze al fine di rilanciare nuove classi dirigenti. Dalla Germania però arrivarono anche grosse forniture di legno di quercia, ricavate soprattutto dalle foreste del Brandeburgo, e che servirono alla costruzione delle botti per il trasporto del vino. L’apporto poi dei fiamminghi, famosi ed esperti commercianti, all’inizio del XVII° secolo permise di rivoluzionare sia i metodi di coltivazione della vite sia la prassi della produzione e del commercio del vino, consentendo così alla regione uno sviluppo e un rinnovamento del settore.

Ma il secolo XVII° si caratterizzò per la crisi che colpì le esportazioni dei vini bordolesi soprattutto verso l’Inghilterra. Le nuove e pesanti barriere doganali imposte dal re d’Inghilterra, Guglielmo d’Orange, alla fine del ‘600, spinsero i produttori vinicoli alla creazione di nuovi tipi di vini e soprattutto di quelli rossi. Una presa di coscienza da parte dei produttori vinicoli che risollevò in parte la situazione oramai divenuta insostenibile e pesante per l’economia.

L’avvicinarsi di illustri e raffinati clienti, stimatissimi signori di elevato ceto, influenti personalità della vita sociale e politica bordolese, determinò comunque una buona stagione: il settore vitivinicolo ebbe uno slancio inaspettato ponendo le basi e procurando da lì a poco la vera fortuna dei vini di Bordeaux. Nondimeno, ed è questo forse l’aspetto più interessante che caratterizzò l’impareggiabile impennata del successo bordolese, fu <<la prova indiscutibile della presa di coscienza del nuovo principio di terroir(3) viticolo e di cru particolare>> (Pijassou R., 1991, p. 29).

Una prima descrizione di terroir fu eseguita dal filosofo e medico John Locke nel corso di una sua visita, effettuata nell’anno 1677, nel primo e più famoso château della regione di Bordeaux e non solo, chiamato Haut-Brion.

composizione-del-terreno-di-bordeauxFig. 2 - composizione del terreno (in Dethier J., 1991, p. 58)L’analisi descrittiva del medico, nella quale si racconta anche la composizione del terreno, così recita: <<il suolo, composto di sabbia bianca mista a un po’ di ghiaia (graves), sembra non poter produrre alcunché; ma tale è la qualità particolare del terreno del vigneto di M. De Pontac…>> (Dethier J., 1991, p. 29). 

Ed è proprio con la costruzione di Haut-Brion, edificato nel 1525 a Pessac, nei dintorni di Bordeaux, che nasce come detto il primo château del mondo a vocazione viticola e con esso si sanciscono le basi di partenza per un nuovo ed inedito connubio tra l’arte di fare il vino e l’arte dell’architettura.

Le innovazioni apportate dal proprietario di Haut-Brion fecero da volano e da esempio per molti borghesi, signori facoltosi, ricchi proprietari terrieri inseriti nelle fila dell’aristocrazia parlamentare di Bordeaux, i quali si diedero all’acquisto di innumerevoli proprietà nel Médoc e nelle circostanze investendo massicce somme di denaro con lo scopo di costruirvi châteaux vinicoli alla moda e coltivare splendidi vigneti.

La <<smania di piantare>>(4) in poco tempo investì la penisola di Ambès, la regione di Margaux estendendosi verso Pauillac e Saint-Estèphe e ancora, nella seconda metà del XVIII° secolo, questo fenomeno vide allargarsi nelle zone del Bas-Médoc, per poi approdare in quelle di Sauternes, Saint-Emilion e Pomerol. Insomma, nei primi anni dell’Ottocento si sarebbe delineato a grandi linee l’impianto attuale del vigneto bordolese (Dethier J., 1991, p. 31).

 

Verso la fine del Settecento, in verità l’ultimo quarto di secolo, le scritture gestionali di molti amministratori di châteaux importanti pongono in evidenza il salto di qualità che nelle tenute ed in particolare nei vigneti prima e nelle cantine poi gli stessi cantinieri stanno operando per migliorare il prodotto vino.

 

il vigneto bordoleseIl vigneto bordolese è costituito da tre zone geografiche. La prima comprende le vigne dell’alto estuario della Gironda, del Médoc meridionale e della zona di Blaye da una parte e dall’altra del mare interno; la seconda le vigne del medio corso della Garonna, Graves e territorio di Sauternes sulla riva sinistra, Cotes de Bordeaux a destra; la terza zona si identifica con il territorio di Libourne, almeno nella parte che, sulla riva destra della Dordogna, si estende da Castillon a Libourne e oltrepassa l’Isle nei dintorni di Fronsac (Dethier J., 1991).

...continua.
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