ARCHITETTURE DEL VINO

Cantine di cui anche Bacco andrebbe fiero

Capanne vinicole

La storia

Forse nessuno ha mai fatto caso a quei numerosi piccoli tetti a padiglione o a capanna che punteggiano i vigneti italiani e che a stento si ergono tra i pampini dei filari delle vigne e quando lo fanno diventano dei meravigliosi puzzle colorati che scandiscono il ritmo.

Un ambiente vinicolo "d'incalcolabile utilità" (1).

Ebbene si, si trattava di un luogo d'incalcolabile utilità!

capanna vinicola a Treviso cantine fatte ad arteCapanna vinicola - Museo dell'Uomo, Susegana (TV)Così definiva il Senatore Dandolo Conte Vincenzo nel 1812 la capanna vinicola.

Essa era il primo ambiente <<necessario all'arte di fare il vino>> (1) e che doveva accogliere e ben preparare l'uva raccolta dopo la vendemmia.

Ne consegue che la capanna vinicola, per l'uso e la funzione che doveva svolgere, veniva collocata in <<ogni vigna, o tratto alcun poco esteso di campagna con viti>> (Dandolo V. 1812, p. 267)

Un locale oggi non più in uso per la funzione cui è nato, ma che fin dai primi dell’Ottocento e per tutto il secolo, forse anche nei primi del Novecento, caratterizzò profondamente l’organizzazione dei vigneti e dei vignaioli dell’epoca, perché in esso si effettuavano tutte le primissime operazioni appena dopo la vendemmia.

Queste piccole costruzioni enotecniche avevano il compito di conservare l'uva appena vendemmiata, adagiata su un letto di paglia <<alto due dita circa che si cangia ogni anno, .(.)>> (Dandolo V., 1812, p. 268) per tenerla lontana dal terreno umido e conservarla asciutta, facendola rimanere ad una temperatura costante ma quanto più fresca e arieggiata possibile.

La capanna vinicola pertanto doveva essere costruita con molta cura e doveva garantire che lo strato coprente delle pareti esterne consentisse la penetrazione e il passaggio di una dose continua di aria. Permettesse quindi una ventilazione costante.

E così, lo strato coprente esterno doveva essere realizzato di uno strato di paglia ben folto e fitto.

Tuttavia, nei vigneti si incontrano costruzioni minute realizzate anche in muratura di mattoni, di tufo, di pietra, a volte a forma di capanna a volte con tetti a padiglione. E queste piccole costruzioni, come le capanne in paglia, sono andate in disuso con l'avvento della meccanizzazione agricola nel Novecento.

cabanes saint emilion 04 ala cabane vers 1900 - Lucu Pierre, 2014, pg. 16, fig. 10Anche in Francia sono presenti queste modeste capanne o "baracche da vigna" e sono più di novanta le cabanes attualmente censite nel territorio della Giurisdizione di Saint-Emilion. <<..(.).. Elles portent des noms différents d'une région francaise à l'autre. Près de nous, c'est la "cajolle" ou "cabano" ou "chabana" en Périgord (.), ailleurs la "cadole" en Champagne, la "cabotte" en Bourgogne, les "loges de vigne" en Val de Loire, les "gariotes en Quercy" etc.

Quattre-vingts appellations sont répertoriées. Tous les pays viticoles européens possèdent leurs cabanes ..(.)..>> (Lucu Pierre, 2014, pg. 13)

Tutti i paesi vitivinicoli europei hanno le loro "baracche da vigna". Chiaro no!?

Iniziarono ad apparire nel XVI° secolo; si diffusero prepotentemente in tutto il XIX° secolo, per essere gradualmente abbandonate nel XX° secolo e lasciate rapidamente in disuso, in seguito all'avvento della meccanizzazione agricola.

Venivano erette sui pendii delle colline e sparse lungo i sentieri dei terreni agricoli, dove venivano utilizzate per riporre gli attrezzi del vignaiolo e servivano come riparo per mangiare o fare una siesta.

capanna vinicolacapanna vinicola - rif. Venturini Edoardo, 1999-2003Forse questa è l'unica differenza che esiste con le nostre capanne vinicole, in quanto non si fa riferimento dell'utilizzo delle logge ai fini della preparazione e pulitura dell'uva dopo la vendemmia.

Potremmo quindi dire che le capanne vinicole italiane ricoprivano per i nostri vignaioli una valenza molto più aulica ed importante.

Torniamo alle nostre capanne. Tali ambienti erano disposti sempre a settentrione perché così l’aria che si abbatteva sulle pareti a nord della capanna provocava minori salti di temperatura all’interno del locale.

Le dimensioni del piccolo ambiente vinicolo, tuttavia, dovevano essere realizzate tenendo bene in mente la quantità d’uva prodotta o che si voleva produrre nei vigneti di propria competenza.

L’uva vendemmiata, in attesa d’essere trasportata nella tinaia, veniva riposta nella capanna per essere pulita e selezionata al riparo dalle intemperie, come abbiamo precedentemente descritto, ma vi erano anche degli altri vantaggi.

I vantaggi che il Senatore Dandolo individuava erano:

capanna vinicola italia 05capanna vinicola - rif. Venturini Edoardo, 1999-2003<<1. Che le uve poste nelle capanne sono al coperto dalle rugiade dalle pioggie e da ogni altra intemperie dell’aria che loro nuocerebbe quando dovessero rimanere esposte, come non rare volte succede.

2. Che in una stagione che domandi una sollecita vendemmia per tempi piovosi od altro, il vignajuolo che ha la capanna, può di mano in mano riporre le sue uve all’asciutto ed al sicuro, senza perder tempo nel trasportarle alla lontana casa, e correre rischio, che prendano acqua nella bonaccia; e sopra tutto gode del sommo vantaggio di unire tanta uva che basti per empiere di seguito o senza interruzione uno o più tini, .(.);

3. Che le uve quando si raccolgono, essendo necessariamente a temperature differenti, si riducono tutte nella capanna ad una temperatura uniforme, il che ha una utilissima influenza sulle successive operazioni.

4. Che da queste capanne si ritrae un vantaggio maggiore di tutti, quello cioè, che nelle uve ripostevi ed ammucchiate si forma, mercé un movimento intestino fermentante che vi si eccita, molta più sostanza zuccherosa, che non era ancora giunta al suo compimento, e ch’è tanto necessaria alla generosità dei vini. Succede così alla maturità di vegetazione, che l’uva ha acquistato sulla vite, una progressione di maturità, opera di questa fermentazione zuccherosa, che in essa si eccita quand’è nella capanna.>> (Dandolo V., 1812, pp. 268-269).

Per approfondire il tema sulle capanne vinicole leggi il link: https://www.cantinefatteadarte.it/storia-cantine/le-costruzioni-enotecniche

Bibliografia:

  1.  Dandolo (Conte) Vincenzo, 1812, “Enologia ovvero l’arte di fare, conservare e far viaggiare i vini del Regno”, Ed. Silvestri, Milano;
  2. Venturini Edoardo, 1999-2003, "La cantina: storia, ambiente e progetto", IUAV, Venezia;
  3. Lucu Pierre, 2014, "Guide des cabanes de vigne et de pêche. De la juridiction de Saint-Emilion", Les Editions de l'Entre-deux-Mers,  Saint-Quentin-de-Baron.

Le capanne vinicole esistenti. Recuperarle per dare loro nuova luce e nuove utilità

Le capanne vinicole esistenti nei vigneti testimoniano le antiche pratiche vitivinicole del territorio e sono intimamente legate all'identità e alla storia della regione.

Il progetto di Cantine fatte ad Arte mira a recuperare questo immenso patrimonio rurale delle capanne vinicole dal punto di vista architettonico e della valorizzazione del territorio vitivinicolo, imprimendo loro nuove e inedite funzioni, dedite particolarmente al turismo del vino e dunque all'Enoturismo.

capanna vinicola italia 04capanna vinicola - rif. Venturini Edoardo, 1999-2003Senza per questo andando ad appesantire e ad annacquare l'identità storica del paesaggio sul quale sorgono tali "ricoveri", recuperando una tipologia di micro-architettura rurale d'un tempo importantissima per il mondo vitivinicolo e agrario.

Oggi le capanne così diffuse sul territorio viticolo, non potendo più assolvere alla funzione cui sono state pensate e concepite, il più delle volte sono lasciate al loro destino, abbandonate, decadenti, ruderi dimenticati in cui la natura ha preso il sopravvento e riconquistato il proprio spazio. Lasciate senza alcuna cura e attenzione e non più manutenute.

Vuoi perché non sono più funzionali ai mezzi meccanici d'oggi, vuoi perché appunto troppo minute rispetto le macchine e i mezzi in uso, vuoi perché si prestano facilmente a diventare ricettacolo di malcostumi e quindi sbarrate per impedirne l'accesso, etc.

Esperienze ed esempi in tal senso dimostrano che tale patrimonio rurale se lasciato andare  contribuisce ad un decadimento del territorio stesso e del paesaggio rurale tutto.

Ecco allora che le capanne vinicole, per quelle aziende vitivinicole che hanno ancora la fortuna di possederne qualcuna, potrebbero assurgere a dei veri e propri punti di riferimento inediti delle campagne italiane, mete di camminamenti, di pellegrinaggi gestiti responsabilmente e per le visite organizzate tra i vigneti dove poter accompagnare i clienti della cantina in visita, turisti del vino appassionati, per far conoscere il territorio locale, degustare i vini della propria produzione in un panorama magico in mezzo ai pampini, ad ammirare tramonti insoliti.

In questo modo, contribuendo a far rivivere inedite esperienze emozionali in un contesto dal nobile passato e nel contempo mantenendo viva la tradizione culturale del luogo, ricordando mestieri d'un tempo andati persi.

Le nuove logge vinicole. Rifugi per vigneti di nuova generazione

Per quelle aziende vinicole che invece non hanno la fortuna di avere delle capanne vinicole nei loro vigneti e campi agricoli, Cantine fatte ad Arte propone l'idea di dotarsi di inediti ricoveri, logge per vigneti da installare ed erigere nei propri territori viticoli. Dotate di un design significativo.

loge fenetres champagneLoge Fenetres, Champagne - Univ. Estiva Architecture & ChampagneAnche in questo caso l'esempio che prendiamo a riferimento, e a cui vogliamo rifarci, è l'eccellente lavoro che l'Università estiva di Architecture & Champagne insieme alla Maison de l'Architecture de Champagne-Ardenne hanno condotto a partire dal 2018, quando si sono organizzate per dare corso ad una attività didattica di ricerca nel campo dell'architettura legata alla produzione del vino.

E nel contempo dando un grande esempio di collaborazione fra le università e le aziende vinicole.

L'idea, allo stesso modo, è quella di progettare e costruire dei rifugi di nuova generazione, delle micro architetture pensate per valorizzare il paesaggio in modo contemporaneo, arricchendo il territorio di nuove funzionalità sfruttando consapevolmente il paesaggio rurale a disposizione; realizzate prevalentemente con materiali d'uso e di scarto dell'azienda vinicola, da collocarsi lungo un sentiero concordato che colleghi più proprietà, erette su siti panoramici e orientate per godere delle viste mozzafiato.

Rifugi come micro-architetture all'uopo pensati per essere utilizzati come spazi espositivi temporanei, come luoghi di incontri durante il periodo della vendemmia, per degustazioni di vino ad hoc o semplicemente per godere di un momento di relax nella campagna.

Lasciando libero corso allo spirito creativo d'iniziativa degli stessi visitatori, trasformando la loggia in un rifugio, un luogo di condivisione dedicato alla accoglienza dei visitatori occasionali, oppure per i momenti dedicati ai pasti dei mietitori nonché punti di ristoro dei viandanti.

Ogni loggia trarrebbe il proprio design, forma, stile e messaggio da diffondere al mondo grazie un tema studiato all'uopo, particolare, caro all'azienda e che Cantine fatte ad Arte saprebbe trasformare in un'esperienza esclusiva a beneficio dell'immagine e marketing dell'azienda vinicola interessata.

Come?

Combinando e riutilizzando più materiali messi a disposizione dalla azienda vinicola e con questi progettare una loggia la cui semplicità architettonica risuoni con il grande paesaggio che ha dinanzi, costruendo una capanna costituita da pezzi unici riciclati, capaci di inserirsi pienamente nel ritmo stagionale del lavoro in vigna.

Niente a che vedere, quindi, con le casette prefabbricate che da un po' di tempo si vedono girare, tutte uguali, piazzate senza un perché, a caso, in un qualche posto del vigneto senza un motivo o tema progettuale trattato.

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le torri Raccontare il domani ai campi di ieri

Le torri - Raccontare il domani ai campi di ieri

POLI.Design - Wine design workshop, Aprile 2016

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