Antiche Cantine Amistani di Guarda (Villa Mangilli-Guillion)

Costruita nel XVI° secolo dalla famiglia Bressa, la villa in origine ricoprì la funzione di una nobile residenza agricola e a quanto pare sembrerebbe che la conduzione rurale si fosse dedicata esclusivamente alla coltivazione della vite e alla produzione del vino...

Le Antiche Cantine Amistani di Guarda di villa Guillion-Mangilli (Bressa), Pederiva (TV)

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Le fonti da cui sono state dedotte le testimonianze storiche della villa Guillion-Mangilli sono assai carenti e, dunque, le documentazioni qui riportate riflettono purtroppo questa deficienza. Peraltro lo splendore architettonico, di cui è portatrice la costruzione, avrebbe dovuto indurre, almeno da parte degli storici locali, a riservarle un atteggiamento del tutto diverso.

La villa (figg. 57-58) è situata nel comune di Pederiva di Biadene (Montebelluna) in provincia di Treviso.

mappa-villa-mangilli-guillion-catasto-napoleonico-1812Fig. 59- Mappa villa Mangilli-Guillion, Catasto Napoleonico 1812 (in A.S.T, Comune 47/5, R/N/2)

villa-mangilli-guillion-antiche-cantine-azienda-vitivinicola-amistani-di-guardaFig. 57- Villa Mangilli-Guillion di Pederiva di Biadene (TV), XVI° secolo, sede di rappresentanza delle "Antiche Cantine Amistani di Guarda"

Essa sorge ai piedi delle colline del Montello, in una sorta di conca che la pone inevitabilmente in una posizione visuale privilegiata e nel cuore di quel comprensorio viticolo che si fregia della denominazione di origine controllata “Montello e Colli Asolani”.

Costruita nel XVI° secolo dalla famiglia Bressa (si veda fig. 59, “Fabbriche del Brescia”), la villa in origine ricoprì la funzione di una nobile residenza agricola e a quanto pare sembrerebbe che la conduzione rurale si fosse dedicata esclusivamente alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.

Su questo importante tema ci ritorneremo. Successivamente, la proprietà passò ai Mangilli e Lucrezia dei Mangilli Valmarana la lasciò al musicista francese Alberto Guillion.
Probabilmente è da quest’ultimo proprietario che la villa assunse in seguito l’appellativo di: «casa del Francese» (Mazzotti G., 1954, p. 614).

Le fonti tratte dal Mazzotti riportano che: <<Della primitiva costruzione e delle secentesche modificazioni si può trovar traccia nel corpo centrale del grande fabbricato ridotto alla forma attuale ai primi dell’Ottocento>> (1954, p. 614).

L’accesso alla cinquecentesca costruzione avviene da una laterale della Feltrina Nord, la via Lauretana, al numero civico 7.

Il complesso architettonico corre lungo il ciglio della stradina stretta finanche, alla mezzeria di esso, si apre e si impone un <<grandioso portale con arco a bugnati>> (Mazzotti G., 1954, p. 614). Esso individua l’ingresso della villa e nel contempo rappresenta la sede locale delle importanti e rinomate antiche cantine dell’Azienda vitivinicola Amistani di Guarda.

Le due lunghe ali che si dipanano ai lati del corpo centrale fanno parte, come dicevamo, di quei settori della residenza agricola più antichi dell’intero complesso. In esse, secondo le importanti testimonianze del dr. Alvise Amistani, erano ospitate le funzioni vitivinicole e in particolare la cantina di conservazione nel corpo di fabbrica a sud-ovest e la tinaia in quello a nord-est.
E’ importante questo fatto perché ciò svelerebbe la vera e unica funzione per la quale la costruzione rurale fu fondata (fig. 57-58).

Attualmente il reparto della villa che a distanza di cinque secoli ha ripreso l’aristocratica attività vinicola delle origini, è il corpo di fabbrica orientato a sud-ovest. In questo tenebroso (per l’oscurità che vige) ambiente oblungo, si insedia la cantina d’invecchiamento della Amistani di Guarda (fig.60).

cantine-amistani-di-guarda-pederiva-di-biadene-piano-terra-disegno-architetto-edoardo-venturini-minFig. 58 - Cantine Amistani di Guarda di Pederiva di Biadene (TV), piano terra (disegno arch. Edoardo Venturini)

Le rilevanti botti, disposte ai lati dell’ambiente vinicolo, sono alloggiate su delle poste di cemento armato ad una quota dal piano di calpestio di ca. 40-50 cm.
Il piano del pavimento della cantina è costruito in cemento.

La temperatura nell’ambiente enotecnico, grazie al livello interno ribassato di ca. 1,20 mt. rispetto il piano di campagna e la «vena d’acqua» che scorre sotto le fondamenta della costruzione, si mantiene in tutte le stagioni, anche le più calde, ad una adeguata e ottimale freschezza.

All’interno dell’ambiente l’illuminazione è garantita artificialmente, mentre i fori finestra nelle pareti di entrambi i lati nord e sud sono schermati dall’interno per consentire il minimo impatto dei raggi solari.

Si noti peraltro che, oltre al fatto che i fori del piano terra sono di dimensioni ridotte e di lati uguali, l’altezza dal pavimento è ad una quota piuttosto elevata.

Questo è a nostro avviso un altro elemento costruttivo tipico delle attività vitivinicole, specie in una cantina di conservazione.

L’ambiente orientato a nord-est, che nel passato fungeva da tinaia di vinificazione, vede oggi al suo interno l’allestimento di alcuni servizi e punti attrezzati del sapere, quali: all’ingresso del corpo longitudinale si colloca un primo spazio che ha il compito di accogliere e invitare l’enoturista presso il bancone della mescita e della degustazione dei prodotti vinicoli delle cantine Amistani; segue a ruota uno spazio museale enotecnico e della tradizione rurale nel quale gli attrezzi agricoli da lavoro e soprattutto la presenza del torchio ottocentesco catalizzano su di sé tutta la scenografia dell’ambiente; l’arredamento del luogo prosegue con la formazione di una biblioteca enologica, attrezzata di testi antichi sul vino, sulla viticoltura, e quant’altro.

Questo corpo di fabbrica è leggermente ribassato rispetto il livello del piano di campagna, quasi in quota.

show-room-ex-tinaia-antiche-cantine-amistani-di-guarda-minfig. 61- Show room, locale ex tinaia

cantina-di-conservazione-antiche-cantine-amistani-di-guarda-minFig. 60- La Cantina di conservazione

Le finestre in questo caso differiscono dalla cantina solo per il fatto che esse non sono schermate, cioè la luce naturale penetra con tutta la sua imponenza.

Anche in questo caso comunque l’illuminazione è garantita artificialmente. Gli ambienti della villa non si esauriscono qui.

Sul prolungamento del primo spazio espositivo e corpo di fabbrica, proseguendo il percorso verso nord-est, si innesta un secondo corpo edilizio nel quale si snodano dei saloni antichi ed a carattere tematico, nell’ordine: il Salone degli Arazzi, la splendida Cedraia e la Chiesetta.

Per concludere, a questo punto bisogna dare atto della grande intuizione che ebbe il dr. Alvise Amistani nell’aver saputo coniugare, in continuità con la storia, le funzioni della propria attività vinicola con quella originaria del cinquecento. Infatti egli comprese assai lucidamente che il combinato disposto che gli veniva offerto dalla storia in quel momento, comprendeva l’interazione tra la costruzione rurale ricca già di un proprio passato enologico e l’occasione di reinsediare la propria azienda.

Ciò avrebbe reso il progetto carico di significati e dell’originaria valenza per cui la costruzione fu realizzata.

BIBLIOGRAFIA

1) Mazzotti G. (a cura), 1954, "Le ville venete", Bestetti edizioni d'Arte;

2) sito internet www.eventiamistani.com