Azienda Agricola Abbazia di Vidor del Conte da Sacco

L'azienda agricola Abbazia di Vidor è la prima struttura enotecnica presa a riferimento per le nostre analisi ubanistiche, enotecniche e costruttive in terra trevigiana. Il complesso pervenutoci è alquanto distante dall’originario <<ancorché verosimilmente corrispondente>>...

Azienda Agricola ABBAZIA di Vidor del Conte Da Sacco, Vidor (Tv)

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Il comune di Vidor è situato in una posizione geograficamente strategica: collocato a nord di Treviso ai piedi delle “Colline del Prosecco”, ad una quota di 152 mt sopra il livello del mare, lambisce il corso del Sacro fiume Piave.
Il territorio di competenza ha un’estensione di 13,56 kmq ed è abitato da circa 3000 abitanti (rilevazione 1995).
Per quanto concerne l’abbazia di Santa Bona di Vidor (figg. 1-2), ancora molti lati oscuri avvolgono la vicenda sull’origine della costruzione, anche se il complesso pervenutoci (fig. 3), pare oramai assodato, sia alquanto distante dall’originario <<ancorché verosimilmente corrispondente>> (De Bortoli L., 1989, p. 171).
Tuttavia possiamo stabilire con certezza che l’antico monastero fu eretto nel 1106-1107 per volontà del Conte Giovanni Gravone il quale, al ritorno dalla spedizione della Prima Crociata, portò con sé le spoglie di Santa Bona.

villa-erizzo-abbazia-vidor-dal-ponteFig. 1- Villa Erizzo Abbazia S. B. di Vidor, dal ponte

abbazia-santa-bona-vista-da-sud-estFig. 2- L'abbazia Santa Bona di Vidor, vista da sud-est  

 

 

 

 

 

 

A seguito di ciò, la nobiltà di Vidor fece realizzare la cappella di Santa Mariae di Vidoro per donarla all’abate di Pomposa su promessa, però, che questi si impegnasse nella ultimazione dell’intero complesso monastico (De Bortoli L.,1989, p.172; Passolunghi P.A.,1977). Nel 1110 l’abbazia venne completata dai monaci benedettini che ne diedero una spiccata caratterizzazione economica ed agricola, rendendola un punto di riferimento per le attività rurali del territorio circostante e centro di attività per i villaggi vicini.

planimetria-abbazia-di-santa-bona-di-vidor-ctrFig. 3- Planimetria Abbazia S. Bona di Vidor, C.T.R scala ridottaUn primo documento che tocca i temi enologici e cita l’esistenza di un parziale ambiente ad uso vitivinicolo è la pergamena del 12 febbraio (ex) 1261. In quel tempo l’abbazia era sotto il priorato dell’abate Stefano e nella pergamena si menzionano alcuni lavori agricoli, <<alla livellazione fatta a Pasetto di diversi terreni in Vidore>>, durante i quali viene riportata la seguente testimonianza: <<..in porticu canipe dicti monasteri nomine Stefani abbatis … ergo marinus notarius>>.
E’ questa la prima citazione storica nell’ambito di tale costruzione abbaziale di Vidor nella quale si evidenzia la presenza di un locale, come dicevamo, vinicolo e nello specifico del “portico della cantina”(Spagnolo E.,1980, p.14). Ciò accerterebbe, dunque, che all’origine della costruzione vennero pensati e costruiti degli ambienti atti alla produzione enologica, anche se non ci è dato sapere dove questi potessero essere collocati. Del resto sia l’abate Francesco di Udine nel 1433, sia di Teodoro Legname, ma soprattutto di Angelo Fasolo, successivamente, posero in evidenza, in base alla loro pressante ed <<insistita richiesta di aiuto finanziario>> (De Bortoli L.,1989, p.173), l’esigenza di “fabricationes” e la costruzione di nuovi corpi di fabbrica per il ruolo e l’importanza economico-finanziaria che ricopriva e avrebbe ricoperto sempre di più l’abbazia.
Come scrive il De Bortoli (1989, pp.173-174), il complesso diventò un <<polo economico-morale>> di alto profilo e <<snodo referenziale nella dinamica del territorio>> in una cornice visiva e paesaggistica degna di nota. Prova ne è l’importantissimo inventario fatto compilare il 23 settembre del 1462 dal priore Aldovrandino di S. Maria di Conegliano nel quale vennero elencati minuziosamente gli innumerevoli oggetti, le tante attrezzature, il mobilio, le suppellettili di carattere eminentemente gestionali e domestici che abbondavano (De Bortoli L.,1989, p.174, nota 17).
Sempre nell’inventario del 1462 compaiono elencate due cantine, colme di materiale ed attrezzatura enotecnica, con contenitori di varia natura per il vino e colmi dello stesso nettare (si veda per questo, i titoli dei due ambienti e di come vengono identificati, in Spagnolo E., 1980, p. 83). Tuttavia, scorrendo il documento, di cui qui sotto ne riportiamo la parte utile al nostro studio, sono elencati due altri ambienti, l’uno denominato “in Marangonaria” e l’altro “in Curia Monasteri”, in cui si attesta la presenza di due torchi o frantoi con altrettanti strumenti e attrezzi da lavoro rispettivamente: nel primo locale <<unum torculum a marangono ad laborandum asseres>> e nel secondo locale, il più importante, <<unum torculum a vino cum suis pertinentiis, quasi fractum>>. Riportiamo di seguito l’estratto dell’inventario summenzionato (Spagnolo E.,1980, pp. 83-84):
- in canipa prope in claustrum:
Tria vasa magna plena vino, cum quatuor topis – tria vasa vacua, dolorium 15 pro quolibet. – unum lorum a vino. Unam mosca – Rolam de tela.
- in canipa prope scalam vocatam la casaza:
5 vegetes magne a plaustro. – dogorendos x. – duas brentas. – unum scalam. – unum brentum tenute duorum plaustrorum, plenum de vino abuliendo. – duo ligna de roborea, longa circiter decem pedum. – unam caritam cum rotis, ab uno equo. – una letica. – unum bancum a duobus coltis.
- in marangonaria:
una segeta a duobus manubris ad secandum asseres. – unum torculum a marangono ad laborandum asseres. – duo tripodes ad laborandum desuper. – duas asseres de assere et tres de mogaria. – unum casonum a ferramentis cum infrascriptis feramentis, videlicet: una piola grossa cum ferro dicta una tertora. – una alia mediocris sine ferro. – una seca parva et una maiuscola. – una trivella grossa.
- in curia monasterii:
favellas circa mille. – duo lapides non laborati a porta, circa pedes 5. – unum torculum a vino cum suis pertinentiis, quasi fractum. – plaustra lignorum circa xx.

Tali presenze ci autorizzano a sostenere, pertanto, che nell’abbazia di Vidor, probabilmente già nel XII° secolo, si produceva il vino, e quindi si torchiava l’uva, così come si procedeva alla follatura e al travaso del nettare di Bacco nei recipienti per la loro fermentazione e conservazione.
Lavori di riparazione, di costruzione e di ampliamento del complesso architettonico si faranno frequenti nel corso dei secoli e sotto la “onerosa” amministrazione anche di Marco Cornaro che, in un documento del 1564, cita, appunto, un grande intervento di <<fabbriche c’hio ho fatto nell’Abbatia..>> e che, presumibilmente, doveva trattarsi di corpi di fabbrica ed edifici riconducibili all’attività prettamente rurale (De Bortoli L.,1989, p.197).
Alla fine del XVI° sec. il vescovo di Treviso, Chierico della Camera Apostolica e Commendatario dell’Abbatia, decise di assegnare a S. Bona, per il merito con cui svolgeva la propria opera, giusta dignità. Fece costruire, infatti, in uno spazio antistante l’abbazia, l’approdo per una barca perché svolgesse anche un servizio portuale <<per più comodo uso dei viandanti>>(De Bortoli L.,1989, p.197).

 abbazia-di-vidor-ast-s-bona-busta-2-cartella-3Fig. 4- Abbazia di Vidor (A.S.T. S. Bona, busta 2, cartella 3) in De Bortoli L., 1989, p.186L’unico rilievo ufficiale dell’abbazia, pubblicato in numerosi testi, risale al catastico del 1704-1705 (fig. 4) la cui opera edilizia è da annoverare all’impegno profuso dei Cornaro. In questa planimetria possiamo, perciò, concentrare le nostre attente analisi riguardo le attività vitivinicole.
In essa si coglie una importante presenza costituita da ben due ambienti adibiti alle funzioni enotecniche, rispettivamente: il primo, disposto a nord e adiacente al chiostro; il secondo, disposto a sud del complesso abbaziale fra l'horto e il cortile.

I due ambienti sono l’uno opposto all’altro e in asse; quello a nord, è di dimensioni più piccole rispetto l’ambiente a sud.

Nel primo si accede da una sola porta attraversando un’anticamera dall’interno del chiostro, privo di finestre che consentano una pur minima illuminazione. Il secondo ambiente, è molto ampio ed è connesso con altri locali e luoghi che ruotano attorno, ricco di porte e finestre che garantiscono una abbondante illuminazione naturale.

Indirettamente, con la summenzionata descrizione, si sono volute riconoscere le diverse tipologie di cantine nelle quali si esplicavano le diverse fasi enotecniche, e cioè: la tinaia a sud, tra ampi ed ariosi locali, posta tra due aree aperte, il cortile da una parte e l’horto dall’altra, in grado di favorire quella ventilazione necessaria per lo svolgimento e l’adempimento delle prime lavorazioni enologiche e, dunque, la fermentazione tumultuosa del mosto; mentre a nord, la cantina di conservazione, nella quale venivano immagazzinate le botti in legno e i contenitori vinari per l’invecchiamento del vino, al fresco del piano terra e riparati dal sole battente nelle ore più calde, garantiti dall’esposizione dell’abbazia.

E’ pertanto più che opportuno pensare che, da quel primo indizio rinvenuto nella pergamena del 1261, l’attività vitivinicola nel monastero di Vidor fu una realtà costante e viva, che vide nei secoli un reale e progressivo avanzamento tecnico e produttivo.


L’11 Giugno del 1774 l’abbazia fu acquistata dal Principe Nicolò Erizzo, procuratore di S. Marco. Da allora l’abbazia rimase di proprietà della famiglia fino ai primi del Novecento. L’abbazia nel 1917 fu occupata dagli austro-tedeschi e subì numerosi danni ma, malgrado ciò, resistette all’invasore. Dopo la prima guerra mondiale la Contessa Alfonsa Miniscalchi Erizzo diede inizio ad un’amorosa opera di ricostruzione, che venne successivamente proseguita dalla figlia e Contessa Margherita Gravone.
L’attuale proprietario dell’abbazia, pronipote della Contessa Margherita nonché conduttore dell’azienda agricola “Abbazia di Vidor”, è il Signor Conte dr. Alberto da Sacco. Ed è proprio grazie all’interessamento e alla disponibilità del Conte da Sacco che questo studio è venuto a conoscenza di un secondo e inedito rilievo-progetto dell’abbazia di Vidor risalente all’anno 1855 (15 aprile) a firma del Signor Conte Francesco Miniscalchi. In esso (fig. 5) erano previsti alcuni aggiornamenti di carattere edilizio fra cui anche alcuni lavori di ampliamento che prevedevano la costruzione, al piano terra, di una rilevante tinaia e di una cantina di conservazione.
Onorati per l’enorme privilegio che il Conte da Sacco ci ha acconsentito, pubblichiamo qui sotto l’inedito rilievo risalente all’anno 1855:

progetto-nuova-cantina-abbazia-di-vidor-conte-francesco-miniscalchi-1855Fig. 5- Rilievo e progetto Abbazia di Vidor del Conte Francesco Miniscalchi, anno 1855 (su cortese concessione del Conte Da Sacco Alberto)

Il Conte da Sacco consapevole dell’enorme valore storico, culturale e architettonico che rappresentò e rappresenta l’abbazia, decise un paio d’anni fa di dare inizio al restauro al fine di assurgerla agli antichi fasti.
Tali fasti coincisero anche con la qualità dei vini che i benedettini, per quell’epoca, produssero e che tuttora il Conte da Sacco con la propria produzione, dall’alto della sua esperienza, guarda con ammirazione e un po’ di nostalgia.

antiche-cantine-abbazia-di-santa-bona-di-vidor-vista-da-sudFig. 6- le antiche cantine dell'abbazia di Vidor denominate "Canevon"etichetta-prosecco-di-valdobbiadene-superiore-cartizze-abbazia-vidor-conte-da-saccoFig. 8- Etichetta Prosecco DOC di Valdobbiadene Superiore Cartizze Abbazia Vidor Conte da Sacco

L’ispirazione appare anche evidente nella realizzazione delle eleganti etichette (fig. 8) e confezioni che avvolgono e profumano le ricercatissime bottiglie del Prosecco D.O.C. di Valdobbiadene Superiore di Cartizze.

La cantina nella seconda metà del XX° secolo, all’incirca negli anni settanta, era ubicata in quel vasto luogo che nel catastico del 1704-05 era denominato il “Canevon” (fig. 6) e che, purtroppo, attualmente è impossibile accedervi.

   

BIBLIOGRAFIA.
1) Passolunghi P.A., 1977, “Abbazie soggette a Pomposa in Diocesi di Ceneda”, estratto da <<Benedictina>>, Anno XXIV, pp. 225-250.
2) Spagnolo E., 1980, “Abbazia S. Bona di Vidor”, Edizioni Bertoncello, Cittadella (Pd).
3) De Bortoli L., 1989, “ Materiali per una storia dell’arte”, estratto da Due Villaggi della collina trevigiana : Vidor e Colbertaldo, (a cura) Gasparini D., Tomo II, Comune di Vidor (Tv).
4) Istituto regionale per le ville venete, “Ville venete. Catalogo e atlante del Veneto”, (a cura) Padoan A., Maffei S.P., Dalpozzo D., Mavian L., Marsilio, p. 290.
5) Opuscolo-locandina Azienda Agricola Abbazia di Vidor del Conte da Sacco.
6) Sito Internet: w.w.w.tragol.it/tv/Vidor/Vidor.htm