Azienda Agricola Villa di Maser dei Conti Luling Buschetti

Il complesso dell'Azienda Agricola Villa di Maser dei Conti Luling Buschetti si distingue in due parti: il corpo centrale avanzato che corrisponde alla residenza padronale mentre, poste in secondo piano, ai lati laterali, le ali simmetriche sono adibite alle attività agricole...

Azienda Agricola Villa di Maser dei Conti Luling Buschetti, Maser (TV)

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Il fronte principale della villa è rivolto su via Cornuda (la strada provinciale n° 84 che da Cornuda conduce ad Asolo) e si caratterizza per l’asse costruttore verticale che si manifesta in particolar modo nei principi ordinatori dei frontoncini triangolari al piano superiore, e quelli curvilinei al piano inferiore, coronandone le finestre; tale principio è, però, presente in tutta la villa.

foto-aerea-villa-barbaro-azienda-agricola-villa-di-maser-minFig. 1- Foto aerea villa Barbaro, azienda agricola Villa di Maser (riproduzione locandina pubblicitaria)

Il complesso della villa si distingue in due parti: il corpo centrale avanzato che corrisponde alla residenza padronale mentre, poste in secondo piano, ai lati laterali, le ali simmetriche sono adibite alle attività agricole (fig. 5).

Queste due parti, nel linguaggio architettonico e nella interpretazione che i Barbaro intendevano conferire, assumono anche dei significati propri e fra loro differenti: così, mentre al corpo padronale e di rappresentanza viene assegnato un valore intenzionalmente sacrale, determinato dai motivi architettonici che lo arricchiscono, come il frontone decorato collegato alle quattro colonne di ordine Jonico, le ali agricole invece, assumono un carattere razionale e pragmatico, attribuibile a quelle funzioni che connotano l’aspetto concreto della vita terrena.

Del resto anche il ninfeo della sorgente disegnato da Marcantonio Barbaro, doveva porsi <<a simbolo della fusione di elementi celesti e terreni, dando al luogo (la sorgente sita nella collina) un carattere di sacralità>> (Wundram M., Pape T., Marton P., 1990, p. 126).

Desta meraviglia il famosissimo affresco (fig. 6) nella “stanza di Bacco”, realizzato dall’artista Paolo Veronese (1528-88) e intitolato “l’ebbrezza del vino” che rappresenta <<la scoperta del vino, con Bacco che spreme il succo dell’uva, mentre, dentro appositi riquadri, spiccano tralci di viti, grappoli d’uva e rami di frutta>> (Zorzi G., 1968, p. 177).
Lasciamo da parte ora la descrizione della casa padronale per concentrarci su quei corpi di fabbrica che furono utilizzati dalla famiglia Barbaro per i lavori rurali e in particolare per la lavorazione viticola e la produzione vinicola.

Palladio descriveva così le funzioni nelle due ali laterali <<…Dall’una, e l’altra parte vi sono logge, le quali nell’estremità hanno due colombare, e sotto quelle vi sono luoghi da fare i vini, e le stalle, e gli altri luoghi per l’uso di Villa>> (Mazzariol G., 1965, p. 7). L’edificio che nelle intenzioni del Palladio doveva ospitare quei <<luoghi da fare i vini>> è indubbiamente quello che si trova a sinistra del progetto originario della villa (destra per chi guarda la villa dalla strada provinciale).

In questo importante vano il disegno dell’architetto prevedeva l’alloggio di una serie di elementi circolari collocati ai lati del locale (fig. 5).

Non ci sono dubbi sul fatto che questi dovessero essere dei recipienti vinari, ma il quesito che ci si pone è capire a quale tipo di contenitore il Palladio intendesse fare riferimento: tini o botti?

catasto-veneto-maser-museo-civico-di-asoloFig. 2- Catasto Veneto, Maser, Museo Civico di Asolo, particolare; 
(in Vendramin A., 1998, "La ciliegia di Maser", (a cura) Comune di Maser, p. 33)

catasto-austriaco-villa-di-maser-1842-minFig. 3- Catasto Austriaco 1842, Maser,
(A.S.T., fig. 8)

Da essi, infatti, sarebbe dipesa la soluzione tecnica-funzionale del vano e, dunque, saremmo in grado oggi di comprendere al meglio la natura stessa della costruzione enotecnica nelle intenzioni dell’architetto (per una migliore comprensione dell’aspetto tecnico dell’argomento rimandiamo il lettore al capitolo 2°) .

L’interpretazione del rilievo confermerebbe l’ipotesi che gli elementi circolari potrebbero essere dei tini disposti in piedi.

Tuttavia alla precedente domanda ci offre una illustre e prima risposta lo studioso ed esperto Salvatore Mondini, il quale, trattando delle dimensioni delle tinaie e delle tipologie dei tini afferma che: <<In parecchie località si utilizzano per la fermentazione anche le stesse botti, prive di uno dei fondi, e disposte in piedi>> (1910, p. 130).

Quindi anche questa descrizione potrebbe coincidere con il rilievo del Palladio.

Un altro esperto studioso, Giuseppe Mina, al riguardo scrive e conferma che nelle fertili vendemmie in mancanza di tini <<.(.). l’enologo, può anche servirsi delle grandi botti da conserva o da elaborazione per la vinificazione (tinaia); come pure durante la stagione fredda può, usando buone precauzioni, servirsi dei tini stessi per conservare alcun tempo il vino …>> (1892, p. 114), ma più avanti precisa che <<fare uso di un tino per ritenervi per un tempo (non mai più lungo di quello che passa fra la vendemmia e il primo travaso ..) occorrerà avere tutte le precauzioni possibili …>> (1892, p. 115).

Tutto ciò farebbe pensare, pertanto, che potrebbe trattarsi di una tinaia per la vinificazione e per le prime lavorazioni del mosto nei tini in legno o al massimo nelle botti poste in piedi, mentre parrebbe esclusa la cantina di conservazione del vino con le botti poste in piedi.

villa-barbaro-di-maser-architetto-palladio-minFg. 5- Villa Barbaro di Maser (TV)
(in Wundram M., Pape T., Marton P., 1990, p. 119)
Una nostra ipotesi, che qui avanziamo, perviene ad una diversa ed opposta conclusione.

Siamo convinti che una risposta sia possibile fornirla solo analizzando da vicino il locale vinicolo e in particolare la collocazione e l’orientamento dello stesso.

Poniamo, per esempio, che gli elementi circolari del Palladio si possano interpretare come la parte superiore dei tini, cioè di quella parte che solitamente rimane aperta e, dunque, siano essi dei recipienti vinari atti a favorire la fermentazione tumultuosa.

Le basi di partenza come si vede sono le stesse della precedente ipotesi.

La collocazione del luogo enotecnico, in questo caso, ci parrebbe assai desueta rispetto l’esposizione e l’orientamento della costruzione in quanto l’ubicazione a nord di una tinaia invece che a sud, quest’ultima più propria nelle aree settentrionali del Paese (Mina G., 1892, pp. 55-56; Mondini S., 1910, p. 127), sarebbe risultata non appropriata perché non avrebbe agevolato quelle reazioni utili per far partire la fermentazione tumultuosa e che spesso si azionava grazie alle alte temperature fornite dai raggi solari.

Riportiamo al proposito ciò che scriveva lo stesso Mina nel suo manuale: <<..nel settentrione per la tinaia, come per la cantina di elaborazione, converrà scegliere una località ben esposta ai raggi solari, e, .(.). praticarvi a mezzogiorno ampie finestre o lucernari per risparmiare in tal modo la spesa del riscaldamento artificiale>> (1892, pp. 55-56).

Dalla descrizione testé citata si individua e si perviene ad una diversa soluzione funzionale con delle finalità ben opposte. Possiamo spingerci ad affermare, dunque, contrariamente alla precedente ipotesi, che nelle intenzioni del Palladio ci fu la volontà di realizzare una cantina di conservazione a nord, mentre a sud, nei tre luoghi stretti e lunghi collocare la tinaia.

La conferma di quanto sosteniamo, infatti, giunge da un ennesimo studio eseguito sulla villa che riporta una testimonianza riguardo la funzione che ricoprivano i porticati.

Questi ultimi, sentenzia lo studio della Ojetti,: «…sono, in realtà, il settore attivo della fattoria: stalle, magazzini, tinaie. (.)» (Ojetti P., Franco F., Pallucchini R., Medea A., p. 26).

Il mistero delle funzioni e delle attività degli ambienti disposti sotto la colombaia est parrebbe pertanto svelato a vantaggio della seconda ipotesi.
Nel corso dei secoli la funzione della villa sfarzosa e a connotazione rurale andò sempre più perdendo d’importanza anche se non mancarono degli illustri esempi.

Mentre ciò accadeva, un'edificazione minuta e puntuale plasmata sul territorio e consona alle possibilità economiche delle fasce sociali meno abbienti si stava sempre più sviluppando.
Celebri eccezioni, come dicevamo, tuttavia si sono verificate.

l-ebbrezza-del-vino-affresco-azienda-agricola-villa-maserFig. 6- "L'ebbrezza del vino" nella Stanza di Bacco, affresco artista Paolo Veronese

Verso la metà del ’800, l’industriale friulano Sante Giacomelli acquistò la cinquecentesca villa progettata dal Palladio, ora della Contessa Luling Buschetti Volpi, di cui ne abbiamo dato ampia descrizione.

Con tale operazione, il Giacomelli, volle rilanciare e sviluppare la qualità della produzione agricola e soprattutto vitivinicola delle colline di Maser, realizzando, con uno spirito innovatore e di continua e progressiva ricerca nel settore, due nuovi corpi enotecnici indipendenti (fig. 7) trasferendo in essi tutta l’attività della precedente azienda agricola.

Leggermente avanzati rispetto la villa Barbaro, in direzione di Asolo (TV) verso il centro del paese, i due corpi oblunghi ottocenteschi si posizionano e si adagiano anch’essi a mezza costa sulla leggendaria collina.

Ai corpi di fabbrica si accede dalla strada provinciale n° 84, o via Cornuda, che delimita a sud il brolo antico della proprietà.

Due corpi, dicevamo, simili architettonicamente ma diversi nelle dimensioni: l’uno, quello a occidente, ha i lati più lunghi nella direzione est-ovest, chiuso nelle pareti esterne d’entrambi i quattro lati e, oggi, adibito alle attività amministrative e direzionali dell’attività vinicola; l’altro invece, quello più a oriente, anch’esso direzionato in senso est-ovest, leggermente rientrante rispetto il primo corpo è chiuso nei lati nord, di ponente e di levante, mentre il prospetto del quarto lato, quello a sud, è ritagliato al piano terra da nove archi realizzati “a tutto sesto” formulando un ampio e soleggiato portico sul quale, a sua volta, si aprono grandi portoni di legno che concedono l’ingresso a quel luogo vinicolo che nell’800 e in parte nel Novecento ricoprì le funzioni spettanti ad una tinaia.

Le due adiacenze, recentemente restaurate, sono state dipinte di un colore marron-rosso che ben si adatta con le funzioni di una costruzione di carattere rurale, con l’intorno e con il paesaggio collinare circostante. Le chiavi di volta degli archi e il marcapiano invece sono stati decorati, giustamente, di bianco colore.

le-cantine-ottocentesche-azienda-agricola-villa-di-maser-luling-buschettiFig. 7- Le cantine ottocentesche dell'Azienda Agricola "Villa di Maser" dei Conti Luling Buschetti

Quest’ultimo edificio è il corpo che ospita l’attuale attività operativa.

Al piano terra, come detto, incontriamo forse l’unico esempio di tinaia esistente della zona, forse addirittura di tutta la provincia di Treviso, benché non sia funzionante ma con ancora in bella mostra i tini di grandi dimensioni e ben curati.

I tini alloggiano su eleganti poste ad archetti ribassati di cemento costruite parallelamente ai lati longitudinali del vano e ad una quota di ca. 30-40 cm dal piano di calpestio della corsia di servizio. In questo locale, davvero ampio, si effettuavano le operazioni di pigiatura dell’uva e, una volta spremuti i grappoli, si versava il mosto nei contenitori troncoconici (tini).

Il vino, fermentato per un adeguato periodo, veniva travasato nelle enormi botti in legno di rovere, collocate nella scura cantina di conservazione del piano inferiore, per mezzo di tubi e canne che attraversavano un foro ricavato al centro del pavimento della tinaia.

 Alla cantina sotterranea (fig. 8) si accede dall’esterno tramite una elegante e funzionale rampa d’accesso, adiacente al lato ovest che taglia il dislivello del terreno senza alcun danno e impatto con l’intorno e pavimentata in ciottoli.

La cantina di conservazione è costituita da una lunga e stretta sala con volta in mattoni, ai cui lati sono disposte le rilevanti botti in legno di rovere e le barriques.

Esse sono appoggiate su un primo corso di travi in legno e a sua volta su poste di cemento, rialzate dal piano di calpestio della corsia di servizio ad una altezza di circa 50-60 cm.

cantina-di-conservazione-azienda-agricola-villa-di-maser-disegno-architetto-edoardo-venturiniFig. 8- La Cantina di conservazione Azienda-Agricola "Villa di Maser", piano interrato
(rilievo e disegno arch. Edoardo Venturini)

Qui il vino riposa alla temperatura adeguata, garantita peraltro dalle spesse pareti (mt. 1,35) e dalla timida luce naturale che filtra dalle profonde bocche di lupo, disposte a nord della cantina (le bocche di lupo a sud sono state chiuse). Il piano superiore della tinaia era adibito a granaio, mentre oggi funge da ricovero per gli attrezzi e l’apparecchiatura enologica leggera.

cantina-di-vinificazione-tinaia-azienda-agricola-villa-di-maser-disegno-architetto-edoardo-venturiniFig. 9- La Cantina di Vinificazione Tinaia Azienda Agricola "Villa di Maser", piano terra.
(rilievo e disegno arch. Edoardo Venturini)

Per quanto riguarda l’aspetto costruttivo e funzionale della cantina dobbiamo dire che è una costruzione eretta esclusivamente in mattoni, ben conservata al suo interno anche per il restauro subito recentemente.

Correttamente progettati sono pure i piccoli fori finestra che si aprono a nord dell’edificio e che fungono da filtro per la luce solare.

All’opposto, numerose aperture e grandi portoni in legno si aprono sul portico a sud della tinaia. La soluzione così articolata doveva consentire una maggiore illuminazione diretta naturale e imprimere alla tinaia una ventilazione adeguata.

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BIBLIOGRAFIA.
1) Wundram M., Pape T., Marton P., 1990, “Andrea Palladio 1508-1580. Un architetto tra Rinascimento e Barocco”, Benedikt Taschen Verlag GmbH & Co. KG, Hohenzollernring.
2) Giussani R., 1988, “Palladio, le ville”, Edizioni Clup, Milano.
3) Mazzotti (a cura) G., Puppi L., 1987, “Le ville Venete”, Libreria Editrice Canova.
4) AA.VV., 1962, “Maser, Palladio, Veronese e Vittoria a Maser”, testi di Paola Ojetti, Edizioni Aldo Martello, Milano.
5) Vendramin A., 1998, “La ciliegia di Maser”, (a cura) Comune di Maser.
6) Zorzi G., 1968, “Le ville e i teatri di Andrea Palladio”, Edizioni N. Pozza, Venezia.
7) Mazzariol G., 1965, “Palladio a Maser”, Lombroso Editore, Venezia.
8) Mina Giuseppe, 1892, “Le costruzioni enotecniche, ossia guida pratica per l’impianto di enopoli e cantine sociali, per la costruzione delle cantine, dei vasi vinari e dei fabbricati d’appendice degli stabilimenti enologici”, Ulrico Hoepli Editore-librajo della real Casa, Milano.
9) Mondini S., 1910, “Costruzioni enotecniche”, Ulrico Hoepli Editore-libraio della Real Casa, Milano.
10) Istituto regionale per le ville venete, “Ville venete. Catalogo e atlante del Veneto”, (a cura) Padoan A., Maffei S.P., Dalpozzo D., Mavian L., Marsilio, p. 218.
11) Sito Internet: w.w.w.tragol.it/tv/maser/maser.htm