Azienda Vinicola Gregoletto Luigi

La nuova cantina dell'Azienda Vinicola Gregoletto Luigi si inserisce in una situazione esistente ponendosi come elemento ordinatore e di supporto alle antiche cantine in cui tuttora ospitano le fasi di conservazione, dell’imbottigliamento, dell’etichettatura e del confezionamento...

Azienda Vinicola GREGOLETTO Luigi, Premaor di Miane (TV)

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Premaor è una delle tre frazioni del comune di Miane (Campea e Combai le altre due) sita ad una altitudine di 218 mt s.l.m.
Circondata dalle verdi colline, la frazione si estende sulla riva destra del fiume Soligo e a sud di Follina.

planimetria-c-t-r-azienda-vinicola-gregoletto-premaor-di-miane-minFig. 1- Azienda Vinicola Gregoletto Luigi, planimetria C.T.R., scala ridottaL’origine del toponimo (pratum maius) <<stava ad indicare in epoca medievale un’azienda agricola più grande in riferimento ad altri possedimenti>> (Dall’Anese E., Martorel P., 1991, p. 168).

Le origini della borgata di Premaor risalirebbero a poco prima dell’anno Mille e ciò sarebbe testimoniato da alcuni fatti storici fra cui anche la dedicazione della chiesa al culto di S. Martino.

Tuttavia nel 1198 compare un documento scritto nel quale viene citato, per la prima volta, l’antico borgo di Premaor (Dall’Anese E., Martorel P., 1991, p. 168).

I Padri Cistercensi dell’abbazia di Follina avevano il controllo su tutto il comprensorio della Sinistra Piave e dunque anche il territorio di competenza della frazione era amministrata dai monaci.

Ed infatti, come conferma lo storico Stefani, proprio alcuni campi di terra presso Premaor erano sotto <<.. il controllo immediato dei Padri>> e, aggiunge che, <<.(.). quasi ogni giorno si potevano vedere i conversi ed i famuli del convento, guidati da qualche padre, recarsi con gli arnesi nella località Boccadoro oggetto spesso di attrito con gli abitanti della regola>> (1980, p. 208).

Sempre lo Stefani ci riferisce che tra il 1200 e il 1300 il Monastero, dal punto di vista economico, che già amministrava quasi tutta la contea della Valmareno e stava accrescendo ulteriormente i propri possedimenti anche in quel di Miane e frazioni, veniva chiamato nel Medioevo <<granza o granzia>> (1980, p. 208).

La visita di studio effettuata di recente all’abbazia di Follina ebbe lo scopo di raccogliere notizie, informazioni e quant’altro sulle strutture vitivinicole in generale e, in particolare, di competenza del monastero cistercense follinese.
L’archivista e storico padre Gildo per l’occasione fornì alla ricerca preziose e importantissime informazioni, fra cui una di queste interessava anche l’attuale cantina della famiglia Gregoletto sita a Premaor e oggetto dello studio.

Don Gildo infatti avanzò l’ipotesi che l’impianto edilizio, in cui attualmente sono insediate le attività vinicole dell’azienda, nel Medioevo facesse parte di una struttura di carattere rurale e in quel tempo fosse alle dipendenze dell’abbazia di Follina ricoprendo le funzioni di una grancia.

La grancia <<.(.). aveva la caratteristica di una grande azienda agraria, nella quale tutte le componenti economiche, cioè proprietario, imprenditore e lavoratore, erano riunite nella personalità giuridica dell’abate ..>> (Stefani P., 1980, p. 208). In essa il <<.(.). processo produttivo (.), richiedeva rapporti con un notevole numero di lavoratori e coloni ed esigeva ampi fabbricati rurali comprendenti una piccola chiesa per i conversi, l’abitazione del granciere, dei conversi, dei salariati o famuli le stalle per il bestiame, le tettoie chiuse per le pecore, i magazzini per la manipolazione e la conservazione di prodotti, la cantina, il caseificio, il granaio, un’officina, i porticati per il deposito dei carri e degli attrezzi …>> ecc., ecc. (Stefani P., 1980, p. 209).
Probabilmente più che di una grancia, essa ricoprì il ruolo modesto di un “manso” che nelle fonti medievali rappresentava <<.. il fondo o podere familiare, e propriamente l’unità culturale che può essere lavorata dai componenti di una famiglia con un paio di buoi, ovvero con un solo aratro>> (Stefani P., 1980, p. 210). Il manso naturalmente era comprensivo, oltre che del fondo, anche della casa in cui risiedeva e lavorava la famiglia.

Ed una parziale conferma deriverebbe da un ulteriore testimonianza dedotta dagli statuti del 1599 nei quali è riportata la notizia che a rappresentare in quei tempi una delle undici circoscrizioni della contea della Valmareno, Premaor appunto, fu un signore di nome Ser Zuane Maria Gregoletto (Dall’Anese E., Martorel P., 1991, p. 169).

Non mi è stata confermata la diretta parentela, tuttavia il signor Giovanni Gregoletto ha stimato la probabilità essere molto alta.
Se così fosse l’azienda vinicola Gregoletto, se non già di carattere vitivinicolo almeno rurale-agricola, risalirebbe quanto meno al lontano XVI° secolo.

Attualmente le cantine hanno subito un ampliamento dimensionale che però non tocca gli antichi edifici vinicoli. Si tratta, infatti, dell’inserimento di nuovi volumi edilizi nel complesso della proprietà dei Gregoletto.
L’intervento architettonico è volto ad ingrandire la produzione quantitativa in quanto la qualità è già di elevato pregio e livello. Le opere edilizie di finitura non sono ancora state portate a compimento per cui i reparti enotecnici sono concentrati tuttora nella vecchia cantina.

interno-chiostro-cantina-azienda-vinicola-gregoletto-luigi-arco-minFig. 2- Interno del chiostro della cantina di conservazione (foto autore E.V.)

interno-chiostro-cantina-azienda-vinicola-gregoletto-luigi-prospetto-arco-minFig. 3- Interno del chiostro della cantina di conservazione (foto autore E.V.)

La strada principale di via S. Martino taglia il borgo antico in due comparti (fig. 1), così come il complesso enotecnico dell’azienda Gregoletto.

A nord-ovest si posiziona la parte antica in cui si svolgono tutte o quasi le operazioni vitivinicole; nella parte a sud-est si colloca ancora un edificio rurale antecedente l’intervento e soprattutto la recente opera edilizia che in parte dovrà ospitare e sostituire la cantina dell’azienda.

L’architettura dei “vecchi” corpi di fabbrica è quella legata alla tradizione delle valli e Prealpi trevigiane dove la connotazione colonica-rurale alpina si fa consistente.

All’interno dell’antica struttura, nelle attuali sale di conservazione del vino, sono presenti notevoli soluzioni architettoniche e volumetriche che si concretizzano planimetricamente in più chiostri aperti fra loro e impreziositi da strutture verticali colonnate ed arcate.

La presenza di numerosi archi a sesto ribassato con chiave di volta e trabeazione, sostenuti da colonne semplici e capitello di ordine tuscanico, confermerebbe una volta di più la tipicità e la caratterizzazione rurale delle antiche strutture dell’azienda Gregoletto.

Non è un caso, infatti, che l’insieme colonna-capitello faccia parte del più semplice degli ordini architettonici descritti dal Palladio come quel sistema tipologico: <<molto adatto per l’uso in ville, per metterci sotto carri e attrezzi agricoli, e anche per il suo basso costo ..>> (Palladio, “Dell’ordine Tuscanico”, 1570).

Registriamo tuttavia, proprio nella soluzione tipologica del capitello, una leggera variazione dimensionale (altezza) dal modello descritto dal maestro rinascimentale.

Alloggiate sia su poste di travi in legno, sia su poste di cemento armato, ad una quota di 30-50 cm ca. dal piano di calpestio della corsia di servizio, le botti in legno di rovere e le cisterne vinarie d’acciaio inox sono disposte nel reparto nord dell’edificio antico e nel luogo enotecnico di maggiori dimensioni.

Quest’ultimo assolve le funzioni di cantina di conservazione. Invece, i vasi vinari di cemento armato trovano la loro collocazione sempre a nord dell’edificio, ma in un ambiente scoperto e adiacente al succitato grande vano. Tale luogo enotecnico funge da cantina d’elaborazione.

Sempre nello stesso complesso edilizio, in attesa del trasloco, i locali più a sud e contigui, sono adibiti alle funzioni dell’imbottigliamento, dell’etichettatura e del confezionamento.
Occupiamoci ora della nuova opera architettonica di recente costruzione.

Benché vi sia una ricerca attenta e meditata del particolare, la nuova cantina progettata dall’architetto Gianni Montesel di Susegana (TV) si inserisce nella situazione esistente ponendosi come elemento ordinatore e di definizione degli spazi, di nuovi spazi. Nel sito, essa si dispone con i lati più lunghi orientati nella direzione est-ovest a formare un’ampia e bella corte interna con gli edifici circostanti.

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Da questo privilegiato pulpito rialzato e aperto verso il fronte est si sottende un palcoscenico visuale su tutta la breve pianura milanese che peraltro è di notevole spettacolo paesaggistico.

Nel rapporto con l’esterno e con il paesaggio circostante, naturale e costruito, l’architettura non tradisce quelli che sono gli elementi di riferimento stilistici, cromatici e di finitura, tradizionali e connotanti la geografia del sito.
Passiamo ora alla descrizione funzionale interna della cantina nuova che è costituita da due piani.

Nel piano terra saranno accolti i luoghi atti alle operazioni di vinificazione in cui prenderanno posizione numerose cisterne vinarie, delle più avanzate tecnologicamente e dell’ultima generazione; nel piano seminterrato, dal quale si accede esternamente tramite una rampa carrabile sita ad est, saranno ospitate quelle funzioni di deposito, confezionamento e stoccaggio dei prodotti vinicoli.

Torniamo per un momento alla cantina di vinificazione. Facciamo notare come la soluzione funzionale, progettata e realizzata, sia delle migliori se non la migliore.

Infatti il luogo enotecnico, collocato al piano terra come detto, è ritagliato nella parete del prospetto sud, e cioè verso la corte, da alti portoni scorrevoli e ad anta che durante le operazioni di fermentazioni rimarrebbero sempre o quasi aperti, garantendo pertanto sia la corretta esposizione del vano ai raggi solari sia consentendo l’opportuna e necessaria ventilazione.

La soluzione testé descritta è peraltro considerata anche dai manuali enotecnici del settore, ricordiamo fra tutti quello del Mina (1892) e quello del Mondini (1910), deontologicamente corretta.

BIBLIOGRAFIA.
1) Stefani P., 1980, “Miane, della Valmareno nel Trecento”, Tipografia Tipse, Vittorio Veneto.
2) Passolunghi P.A., 1988, “Istituzioni monastiche caminesi della Sinistra Piave: Santa Maria di Follina”, in Il dominio dei caminesi tra Piave e Livenza, (a cura) Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane, Tipografia Tipse, Vittorio Veneto.
3) Dall’Anese E., Martorel P., 1991, “Il Quartier del Piave e la Valle del Soligo. Guida storico-artistica”, Ed. Nuova Stampa 3, Pieve di Soligo.
4) Sito Internet: w.w.w.tragol.it/tv/Miane/miane.htm
5) Mina G., 1892, “Le costruzioni enotecniche, ossia guida pratica per l’impianto di enopoli e cantine sociali, per la costruzione delle cantine, dei vasi vinari e dei fabbricati d’appendice degli stabilimenti enologici”, Ulrico Hoepli Editore-Librajo della Real Casa, Milano.
6) Mondini S., 1910, “Costruzioni enotecniche”, Ulrico Hoepli Editore-Librajo della Real Casa, Milano.
7) Wundram M., Pape T., Marton P., 1990, “Andrea Palladio 1508-1580. Un architetto tra Rinascimento e Barocco”, Benedikt Taschen Verlag GmbH & Co. KG, Hohenzollernring.