Cantine Giuseppe Geronazzo & C.

In questa sede, oltre all’attuale azienda vitivinicola del Signor Geronazzo Giuseppe (di origini nobili) si insediarono anche le attività vitivinicole del Conte Giovanni Brandolini e, successivamente, in tempi più recenti l’etichetta della CARDINAL Spumanti s.a.s.

CANTINE Giuseppe GERONAZZO & C., Solighetto (Tv)

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Solighetto è una delle due frazioni (l’altra e Barbisano) del comune di Pieve di Soligo ed è situata, per la maggior parte della sua estensione territoriale, lungo il corso del fiume Soligo.
Compresa (la frazione) in quell’ambito territoriale chiamato “Quartier del Piave”, si colloca ad una altitudine di 132 mt s.l.m. (fig. 1)

planimetria-c-t-r-cantina-brandolini-geronazzo-solighettoFig. 1- Planimetria cantina Brandolini-Geronazzo, C.T.R. scala ridotta

cantine-azienda-vinicola-geronazzo-e-c-foto-minFig. 2- Foto da nord-est del complesso medioevale cantina Geronazzo

Le origini dell’abitato si fanno risalire all’epoca romana.

Tuttavia Solighetto, dal 1436 fino alla caduta della Repubblica di Venezia, dunque per circa 361 anni, fu affidata come unica Signoria ai conti Brandolini.

Questa investitura fu riconosciuta dal Doge Francesco Foscari ai condottieri Brandolino IV da Bagnacavallo ed Erasmo da Nanni, detto il Gattamelata, in seguito ad alcuni servigi prestati alla Repubblica di Venezia.

Antica Signoria e “gastaldia”, fu per molti secoli al centro di influenti scambi commerciali, amministrata con oculatezza nei beni del casato e della comunità.

In questo splendido scenario storico, e soprattutto ambientale, sorge a mezza costa, compresa tra il fiume Soligo e le colline di Solighetto, ben visibile da più punti panoramici, un antico “borgo” (fig. 2) che fu di proprietà dell’antica famiglia Brandolini, appunto.

Qui, in questa sede, oltre all’attuale azienda vitivinicola del Signor Geronazzo Giuseppe (di origini nobili) si insediarono anche le attività vitivinicole del Conte Giovanni Brandolini e, successivamente, in tempi più recenti l’etichetta della CARDINAL Spumanti s.a.s.

Il complesso architettonico lo abbiamo chiamato “borgo” perché esso, non a caso, ricalca una struttura di carattere trecentesca o comunque d’indole medioevale. Le pochissime informazioni ufficiali, tuttavia, fanno risalire la costruzione al XVIII° secolo. Malgrado ciò, la struttura edilizia per fattezza, materiali e particolari costruttivi scoperti in loco potrebbe risalire a tempi ben più lontani e comunque anteriori al XVIII° secolo.

mappa-catasto-napoleonico-1812-cantine-geronazzo-solighetto-minFig. 3- Catasto napoleonico 1812, A.S.T.V., 58/5, Solighetto, R/N/1 (in Gasparini D., 1997, "La Pieve di Soligo e la Gastaldia di Solighetto. Dal medioevo all'età contemporanea", Tomo II°, p. 1055) mappa ridotta

mappa-catasto-austriaco-1842-cantine-geronazzo-solighetto-minFig. 4- Catasto Austriaco 1842, 58/5, Pieve di Solighetto, T/A/1, foglio 7 (in Gasparini D., 1997, pp. 1056-1057), mappa ridotta

Chiusa su se stessa, severa e compatta, la costruzione si presenta all’esterno impenetrabile.

L’accesso al complesso si ha imboccando, dalla via Roma, la laterale via Rivasecca che è l’unica strada che conduce alla costruzione. Subito sulla sinistra, a sud-est del “borgo”, si incontra l’elemento architettonico di maggiore valore e importanza.

Tale edificio si differenzia dai restanti corpi di fabbrica sia per avere un livello di piano in più rispetto l’insieme del complesso, sia per la raffinatezza stilistica ma nel contempo semplice che connota i prospetti.

Delle fasce colorate di rosso coronano i marcapiani e tra il primo piano e il secondo campeggia, nel mezzo, lo stemma araldico dei nobili Brandolini. I marcapiani decorano anche i prospetti interni.

Proseguendo la via Rivasecca, adiacente il palazzo di rappresentanza, si impone un maestoso cancello che individua l’ingresso alla corte interna del borgo. Il cancello è sorretto da due pilastri costituiti da elementi di blocchi in pietra orizzontali e riseghe pronunciate.

Alla sommità dei pilastri sono posate due coppe decorate e in pietra scolpita.

Questa porta e soglia d’accesso sembra voler segnalare, al visitatore che vi accede, una differente dimensione da quella esterna al borgo, di natura più protettiva ed accogliente. La corte, di forma regolare, accoglie il turista in una splendida e incantevole cornice scenografica e paesaggistica di spesso pregio.

Singolare è la soluzione del portico-corridoio; realizzato nei due soli lati sud ed ovest del complesso è costituito da esili colonnine in ferro. Il capitello è decorato con motivi floreali, mentre la base delle colonne è rialzata dal piano di calpestio del chiostro e poggia su un basamento di mattoni.

Il manto della copertura del chiostro è, purtroppo, rivestita di onduline di ferro. Nel punto in cui la copertura del chiostro si struttura a timpano viene segnalato l’entrata all’edificio enotecnico.

Procediamo ora con l’analisi dei reparti enotecnici.
A nord del complesso edilizio, nel corpo di fabbrica più imponente direzionato nel senso est-ovest, si dispongono nell’ordine: il reparto di vinificazione, le apparecchiature enotecniche e la sala per la manutenzione delle botti.

I carri agricoli nei periodi di vendemmia, mediante la stradina che corre lungo il lato nord, trasportano ed effettuano il conferimento dell’uva nell’ambiente d’angolo, a nord-ovest, in cui si svolgono le operazione di pigiatura.
Collegato al summenzionato luogo vinicolo, verso la corte, si colloca il reparto della tinaia e nel quale si danno luogo a tutte quelle operazioni di vinificazione nei tini in legno.

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Il reparto della cantina di conservazione è ubicato a sud del complesso architettonico; esso è diviso in due scompartimenti nei quali nel primo, quello verso la corte, sono alloggiate le botti con capacità maggiore, mentre nel secondo trovano riposo le botti con capacità tra i 18 e i 35 hl.

La disposizione del locale di conservazione non concilierebbe se guardassimo l’orientamento e l’esposizione auspicata dalle buone norme enotecniche ma, pur trovandosi nella siffatta situazione, grazie ad una vasta “camera d’aria” che corre lungo il lato ovest ed est, perimetrando tutto l’ambiente, si consente e si assicura la protezione delle varie fasi lavorative dagli attacchi climatici e dalle forti insolazioni che, altrimenti, sarebbero nocive per il vino.

Per concludere, in quest’ultimo ambiente che noi abbiamo chiamato “camera d’aria” si svolgono le fasi d’imbottigliamento e dell’etichettatura e in un secondo momento del confezionamento delle bottiglie.

Alcune fila di barriques da invecchiamento trovano alloggio nel lato ovest della sala.

L’impatto severo dell’architettura del “borgo” si contraddistingue dalle colline limitrofe che fungono, peraltro, da ampio teatro scenografico.

BIBLIOGRAFIA.
1) Dall’Anese E., Martorel P., 1977, “Il Quartier del Piave e la Val Mareno”, Editrice Tipse, Vittorio Veneto (Tv).
2) Schiratti G., 1964, “Una comunità in cammino”, (a cura) Comune di Pieve di Soligo (Tv), Treviso.
3) Dall’Anese E., Martorel P., 1991, “Il Quartier del Piave e la Valle del Soligo. Guida storico-artistica”, Nuova Stampa 3 Editrice, Pieve di Soligo (TV).
4) Furlan P., 1995, “Pieve di Soligo fra storia, sviluppo, prospettive”, Edizioni Grafiche V. Bernardi s.r.l.
5) Sito Internet: w.w.w.tragol.it/tv/psoligo/pieve.htm
6) Opuscolo-locandina della Cantina Geronazzo & C.